capo-DANNO

Sono pochissime al giorno d’oggi le certezze sulle quali poter gettare delle solide basi, tra questa manciata di principi oggi mi soffermo su questa:

Al 31 di dicembre non si va a mangiare al ristorante.

Non si va, lo sanno tutti, perché:

  • si mangia poco
  • costa un sacco
  • il cibo è scadente

Garantito, se mangi al ristorante la sera della fine dell’anno sicuramente sarai insoddisfatto.

Fatta eccezione per le baite, e neanche tutte, sarebbe opportuno cenare a casa con i propri amici gustando teglie di lasagne al forno fatte dalle nostre manine laccate di rosso.
Ho sempre fatto così questa volta però, reduce dalle fatiche della cena della vigilia ho voluto rischiare. Ho prenotato.

E comevolevasidimostrare ho fatto una cacata.

 

Pensando di schivare la maledizione del cenone deludente ho scelto un agriturismo, del quale eviterò di fare il nome perché non è mia intenzione fare alcuna pubblicità.
Prometteva benissimo: struttura interessante, volte di mattoni a vista, un bel menù, animazione per bimbi (cosa molto interessante se viaggi con un duenne di nome Doppia T alias Terremoto Thomas) intrattenimento per grandi con musica e a mezzanotte lancio di lanterne cinesi.
Wow le lanterne cinesi, credo mi abbiano comprato con quelle.
È fatta, si va.
Per l’entusiasmo quest’anno sono ritornata ad indossare gli slip rossi porta fortuna, cosa che non facevo da anni.
Dopo una sessantina di chilometri per lo più di strade statali sconosciute arriviamo alla meta.
Subito all’ingresso notiamo quel filo di disorganizzazione che ci lascia davanti alla porta per un bel venti minuti ma poi, qualcuno che neanche sembrava lavorare lì, ci indica una bella tavolata nella sala della ex mangiatoia.
La voglia di mettere le gambe sotto al tavolo e iniziare la festa si faceva sentire insieme ad un po’ di fame.
Ohhh gli antipasti, camerieri giovanissimi tipo acne e apparecchio seconda superiore style, arrivano muniti di vassoi e ci lasciano sul tavolo del crudo, della stracciatella e del pane carasau.
Adoro il prosciutto crudo e mentre ero intenta a gustarmelo ho pensato davvero che avessimo davanti una cena degna di essere chiamata tale.

Mi stavo sbagliando

Poco dopo arriva un tortino di nonsicapiscebenecosa con un gambero e una salsina; subito a seguire il baby-cameriere, nello stesso piatto del crudo e della stracciatella e del tortino con salsa-boh ci tuffa un bocconcino di formaggio.
Praticamente nel piatto in quel momento avevo una specie di Picasso culinario.
Va bene, sarà così perché siamo agli antipasti, poi mica ci formalizziamo.
Arriva il risotto, il cameriere posa il piatto che aveva in mano letteralmente sugli avanzi del formaggio, schiacciando quel che rimaneva del povero crostaceo.

Un suono osceno

Risotto con bresaola, caprino e lime, crudo.
Intanto arriva la pasta al pomodoro di mio figlio e la sua cotoletta con patate, giuro che per un’ora buona ho lumato il suo menù sperando che non mangiasse. Sono una pessima madre lo so.
Così è stato, Doppia T si alza e va a giocare con i suoi cugini. Io assaggio una patata e capisco perché se ne sia andato.
Il cameriere brufoloso e tremolante torna e inizia a servire tortelli di zucca, non avendo mangiato il riso ha tentato di propormi di mangiarli nel piatto di mio figlio ormai diventato uno scempio di pollo masticato e patate raccolte da ogni dove.
Rimango allibita e passo.
Finalmente sparecchiano le pile e pile di piatti e dopo circa un’ora arriva il secondo: roast-beef all’inglese con verdure in padella lanciato nei piatti con la stessa gestualità delle fiches sul tavolo verde di un casinò di Montecarlo. Ottimo, se non per la carne ghiacciata da frigo e la quantità di verdure.
Tre pezzi, due carote e un pezzo di sedano. Giuro.
Menomale c’era il vino, si fa per dire perché alla nostra richiesta di portarcene un’altra bottiglia ci hanno detto che era finito. Il fornitore non aveva consegnato.
No dai giura? Giuro.

Va beh dai ci rifaremo col dolce, o almeno la speranza era quella

Sì perché un capodanno da sobria lo posso sopportare ma almeno voglio il picco di glucosio, il coma glicemico che ne so datemi della crema chantilly, della ganache al cioccolato, ogni ben di Dio che non sia una pallina di mousse al cioccolato con sopra una galletta di riso di quelle confezionate e troppo salutistiche.
Non la mangio non solo perché è invitante quanto il capitone sott’olio del banco gastronomia della Coop ma perché non abbiamo i cucchiaini.
Provo ad assaggiare la galletta ma ha preso aria ed è gommosa. Fa quello scricchiolio tipo polistirolo sotto ai denti, una roba che urta quanto le unghie sulla lavagna.
Per fortuna mancavano cinque minuti al nuovo anno così iniziamo ad aprire le le bottiglie per brindare e prepariamo le nostre lanterne cinesi.
Momento clou della serata.

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Auguri!

Baci, abbracci e tutti fuori a far volare i nostri desideri nel cielo, che ormai si basavano tutti su robe da mangiare.
Ma qualcuno accende dei fuochi d’artificio a poca distanza, niente di strano se non fosse per una “torta” che inizia a sparare verso la folla. Scappano tutti e i botti sfiorano adulti e bambini e con un bel cristone si è inaugurato l’anno nuovo.
Nessun ferito per fortuna quindi si torna a cantare e ballare i soliti trenini e la Carrà che, con “com’è bello far l’amore da Trieste in giu”, mi ha fatto per un attimo rimpiangere il divano di casa e il concertone di Gigi D’Alessio su canale 5.
Io sarei andata al volo da Mc Donald a mangiare, o ad un paninaro qualunque, anche i peggiori che si scaccolano tra una girata di salamella e l’altra.

Il bilancio è stato tragico: due commensali non hanno ricevuto il risotto, uno i tortelli, uno ha chiesto l’acqua ed è ancora lì ad aspettare, io non ho ancora visto il cucchiaino del dessert, qualcuno dalla disperazione ha mangiato cotechino e lenticchie direttamente dalla pirofila cacciandosi in bocca il cucchiaio da portata.

Per fortuna la compagnia era ottima, che poi è quella che conta, soprattutto quando non c’è più limoncello, mirto o qualsivoglia amaro o acqua fredda frizzante o naturale che sia.

Quando ti negano il secondo meritatissimo caffè o quando durante un trenino senti il cameriere che dice “ma andatevene fuori dai cogl…”

Buon anno!

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