Blue Monday me fai ‘na pippa

Io non credo che esista il Blue Monday

Non penso che un’equazione possa prevedere quale sia il peggior giorno dell’anno. Ci sono troppe variabili ed io della matematica non mi sono mai fidata troppo. Mi ha sempre tradita, soprattutto durante i compiti in classe, ogni qualvolta ero convinta di avere la soluzione della radice quadrata dell’espressione a tripla parentesi tac! Venivo puntualmente fregata. Il risultato alla lavagna è sempre stato un altro.

Non sono una da matematica io.

Che poi anche i matematici ne hanno subito preso le distanze affermando che la paternità di tale teoria sia il dio denaro. Storie di pr, di marketing, di viaggi…

Penso proprio che sia così perché per quanto mi riguarda ho più Blue Monday che Good Friday e per la verità non sono solo i lunedì ad essere: apatici, nostalgici, privi di ottimismo e deprimenti.

Sono giorni difficilmente prevedibili con o senza equazioni. Loro s’insidiano di notte, durante il sonno, dopo una fitta riunione tra tutti i membri della setta (lunedi dimmerda, martedi dimmerda, mercoledì dimmerda,  giovedi dimmerda ecc) e decidono che sarai tu a passare una bella giornata dimmerda. Di solito i più affabili sono sabato e domenica.

Quei giorni, random, durante i quali ci si sveglia con un nodo in gola. Come se potessimo scoppiare in un pianto singhiozzante prima ancora di mettere su la moka.

Giorni duri da sopportare quelli.

Perché, al contrario del Punto G, il Punto A(nsia) è ben evidente e se provi ad ignorarlo passa ai caratteri cubitali e le frecce a luci intermittenti. Non devi passare l’adolescenza e buona parte dell’età adulta a cercarlo, non devi  studiare improbabili teorie sull’anatomia femminile o fare doppi carpiati sotto le lenzuola.

Lui si palesa chiaramente e violentemente.

Il Punto A(nsia) sta alla base del collo, nel punto dove si fermano i rospi che a fatica deglutiamo e dove convergono, mediante le clavicole, i pesi strazianti che portano le nostre spalle.

Nei giorni dimmerda quel punto implode e proprio lì, dove senti che è finito il cuore, vorresti aprire una zip perché hai il fiato corto e l’aria non ti basta.

Quei giorni non indossi il dolcevita perché passeresti la giornata ad allargarne il collo troppo stretto e troppo alto. Non indosseresti niente, solo la tuta.

Tutto è troppo stretto.

La cassa toracica, i polmoni, tutto troppo piccolo per tirare un sospiro di sollievo.

Che ansia. E poi chissà perché.

E’ infondo una questione di punti: forse sono giorni quelli nei quali l’inconscio ci chiede di mettere dei puntini su quelle i da troppo tempo mutilate.

Sicuramente non sono giorni ideali per gli elenchi dei due punti, forse nemmeno per quelli di domanda.

Quando succede bisognerebbe lasciare andare la giornata con dei bei punti di sospensione.

Ecco!

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Cos’è la Blondeletter? Non lo so nemmeno io con precisione, ma dentro c’è: una notte insonne, mezzo barattolo di Nutella mangiato con il cucchiaio da minestra, computer in palla, panico, isteria e tanto, tanto entusiasmo.

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