Blablabla sul post parto. Settimana #1

Blablabla sul post parto. Settimana #1

SETTIMANA #1

Il giorno del parto: il famoso giorno zero. Quello in cui probabilmente sei passata dall’essere a casa, davanti alla tua tazza di caffè fumante con in mano una quindicina di Macine, all’essere aggrappata con denti, unghie e ditoni dei piedi a qualche corrimano del reparto ostetricia e ginecologia del tuo ospedale.

Ecco quello è il giorno zero. Il giorno in cui crollano tutte quelle certezze scritte sulle dispense del corso pre-parto, compresi gli esercizi sulla respirazione e i blablabla delle ostetriche su come gestire il dolore. Sembra durare un mese, soprattutto quando le contrazioni s’intensificano, ma sono ventiquattro ore vi assicuro.

Ormai è fatta! Hai il tuo piccolo fra le braccia, ti senti potente. Hai compiuto un’opera meravigliosa: donare la vita. Ricordi il primo pensiero? Intendo il primo dopo aver bestemmiato dietro all’infermiera addetta al punto croce delle parti basse, che ricama minuziosa laddove tu metteresti della semplice colla vinilica e ti incolleresti le cosce per l’eternità. Te lo dico io il primo pensiero è il cibo, per l’esattezza quello proibito: il prosciutto crudo, la bresaola o il salame di felino; intero con tutta la pelle e lo spago. Non importa che sia infilato in una baguette calda e croccante. Vanno bene pure due ciabatte in spugna di Ikea basta che in mezzo ci sia l’affettato.

Poi arrivi in camera e guardi con sollievo quel letto, che fino a poco prima sembrava così scomodo, e ti infili sotto le coperte. Rivolgi lo sguardo alla tua compagna di stanza, che è ancora sotto monitoraggio, e un po’ ti senti meglio. Sorridi. Quasi ti viene da farle la stecca con le dita perché tu hai già dato e tra poco toccherà a lei, quindi avrai la stanza libera per qualche ora. Lo so, è un pensiero stronzo ma lo fanno tutte.

Le dimissioni sono velocissime, in un attimo ti trovi a dover infilare nel borsone: fiori, cioccolatini, palloncini, parenti e anche un po’ di quell’ansia tipica del rientro a casa.

Qui inizia la bipolarità ormonale della partoriente, famosa patologia del post parto che colpisce 9 donne su 10 (perché una non lo ammette).

La casa è puntualmente conciata a mo’ di stalla del presepe. Il bue e l’asinello sono passati, hanno bivaccato in ogni stanza e mentre tu e il bambin Gesù eravate in ospedale hanno dato un party. Hai già l’ansia, prendi mucchi di vestiti, li sposti, li ammucchi da un’altra parte. Il frigo è vuoto o comunque pieno di cose che richiedono almeno un’ora sui fornelli prima di essere pronte e Cracco non è nei dintorni. Per un attimo pensi alla cena che avevi scelto per la sera in ospedale e quei finocchi lessi e quella fetta spessa due dita di prosciutto cotto ti sembrano addirittura invitanti.

Il bimbo piange. Non si sa per quale motivo ma appena usciti dall’ospedale i neonati cambiano. Da che sono silenziosi e dormiglioni a che piangono lacrime in acuto che manco Mariah Carey.

La prima notte dormi poco e quel poco lo dormi male per paura. Paura di non sentirlo piangere, per l’ansia che respiri bene, magari l’hai coperto troppo o troppo poco. Chissà se la culla è ben fissata al letto. E se arriva una tromba d’aria? Momento paranoia. Mangi due, tre, ventisei biscotti per alzare i livelli di serotonina.

Non hai ancora ben realizzato di essere diventata mamma fino a quando non ti trovi a dover indossare i mutandoni post parto.

Che in ospedale bene o male ti mimetizzavi tra le altre mamme, soprattutto durante le scorribande per i corridoi del reparto, quando partivano gli sfidoni sul travaglio più lungo e il bambino con la circonferenza cefalica più importante. Tutte con la stessa sete di vittoria che hanno i vecchietti al circolo della briscola, tutte rigorosamente col culo quadro e imbottito. Il fruscìo plastico che provocavano durante la camminata era un sottofondo rassicurante, come a dire: mal comune mezzo gaudio.

Arriva il latte! Finalmente. Che tu decida di allattare al seno o no non cambia, fatta eccezione per alcuni che ti vedranno una mamma brutta e cattiva. Nel primo caso indosserai reggiseni osceni che le collezioni ortopediche del reparto geriatria son tutta vita in confronto. Scomodi, color carne – che poi carne di chi? Di un manichino di quelli leggermente aranciati in vetrina dai cinesi probabilmente – con gancetti infimi e appositi alloggiamenti per assorbenti. Se te lo stai chiedendo la risposta è sì! Stai diventando la donna assorbente, ma la causa ti assicuro esser più che giusta.

L’emotività è ai massimi storici. Basta poco per commuoversi, per sentirsi finalmente complete e appagate. Altrettanto è sufficiente per cadere nel buco nero della paura di non farcela, di non essere all’altezza. Tutto questo succede più o meno trenta volte al giorno. Col primo figlio a me bastava la sigla del telegiornale delle 20:00 per piangere a singhiozzo. Non ho mai trovato una motivazione plausibile; e dire che non guardavo Emilio Fede. È facile in questo momento passare da Tiziano Ferro agli AC/DC con estrema naturalezza. Per ovvie ragioni consiglio di stare alla larga dai parrucchieri.

 


Blablabla in caso di emergenza

Nei momenti duri ci sono dei piccoli accorgimenti che se adottati aiutano. Per esempio inizia a riprendere confidenza col tuo corpo. Magari non è ancora come vorresti, ma un ottimo punto di partenza per ritrovarti è iniziare da subito a mangiare sano e prenderti cura di te.

Datti del tempo. Che sia il primo, il secondo o il terzo figlio non cambia. Concediti il tempo necessario perché gli equilibri si assestino sulla nuova combinazione. Perdonati se sei stanca o se a volte sbuffi un po’. Non pensare che le altre mamme non lo facciano.

Annusa. Mettitelo sul petto e annusa forte il suo profumo. Quello delle tempie, del suo respiro e della boccuccia a cuoricino. Senza ombra di dubbio un ottimo metodo per ritrovare la pace.



7 thoughts on “Blablabla sul post parto. Settimana #1”

Cosa ne pensi?