8 Marzo, cartoline dalla realtà

Ieri, mentre passeggiavo per le vie del centro di Milano, mi è successa una cosa. Più o meno ad un centinaio di metri avanti a me una ragazza si accascia sul lato opposto del marciapiede. Affretto il passo non capendo bene se sia stata investita o se si stia sentendo male.

Le macchine continuavano a passare, rallentando senza mai fermarsi. E così pure i motorini, le biciclette, i passanti e i tram. Tutti neanche minimamente scomposti di fronte ad una ragazza riversa sul loro stesso marciapiede in posizione fetale.

Prima di me arrivano due vigili in moto, si fermano e chiamano i soccorsi. Io me ne vado con ancora scritto sul telefono il numero del 118.

Mi chiedo come possa succedere che in mezzo a tutta questa gente, in mezzo a tutti noi, questa ragazza sia stata evitata da chi le ha camminato accanto. Come è possibile che nessuno sia stato spinto dal volere aiutare una persona in difficoltà.

Ecco non so se sono più arrabbiata o delusa, mentre i social network si riempiono di frasi “gentili” sulle Donne in occasione dell’8 marzo; bei paroloni sull’importanza di rispettarle, di non far loro del male e bla bla bla, ma poi?

Poi la realtà dei fatti è ben diversa dagli aforismi dei Baci Perugina. Qui le Donne stanno accasciate a terra nell’indifferenza e con loro anche gli Uomini. In mezzo a mille facce capaci solo di guardare e rigirarsi una volta esaurita la propria curiosità. Perché diciamoci la verità predichiamo bene e razzoliamo molto male. Tutti quanti. O la maggior parte di noi.

Eppure quella Donna potevo essere io, o tu, o mia mamma, o la tua. E sapere che nessuno si sia dato da fare almeno per chiamare i soccorsi è vergognoso.

Domenica è la festa delle Donne, che voi la festeggiate in minigonna in discoteca, davanti ad una pizza con le amiche o a fare le lasagne per i vostri figli cercate di dare un senso a questa giornata e insieme a me promettetevi di essere più solidali con le Donne, con tutte le Donne. Quelle belle, quelle brutte, quelle con le ballerine e quelle con i rasta, quelle fortunate e quelle che non hanno più speranza.

Cerchiamo di non guardarci sempre con sospetto, proviamo a darci il beneficio del dubbio. Proviamo a rallentare i giudizi e ad accelerare i sorrisi.

La vita quotidiana è piena di omertà e di gente senza coscienza ma non possiamo e non dobbiamo arrenderci all’indifferenza e all’odio.

Per quanto mi riguarda allungare il passo non mi basterà più.

Promesso.

 

Immagine in evidenza dal sito:

www.prometeocoaching.it

 

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  1. E’ una cosa che, purtroppo, riguarda la maggior parte delle persone. L’abitudine. Terribile pensare che ci si possa abituare a scavalcare una persona stesa a terra e continuare come se niente fosse per la propria strada. Non lo concepisco e non riesco nemmeno a credere alla giustificazione della paura.
    Sono solidale con il tuo pensare.
    Andrea C.

    1. Ciao Andrea C. è proprio una malattia dalla quale dobbiamo guarire tutti. Io quando esco la mattina adesso mi ripeto sempre che durante la giornata devo aiutare almeno una persona, da una piccola o grande difficoltà e funziona. Non le vedevo prima ma le persone chiedono aiuto di continuo. Un abbraccio e buona giornata. 🙂

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